martedì 26 novembre 2019

il ritorno








Pur essendovi un certo lasso di tempo ƒra la prima e la seconda ve-
nuta di Cristo, ormai il tempo non conta più. A dir vero, attual-
mente esso non va più verso la fine; la affianca continuamente. Cri-
sto lo ripete: egli è vicino oggi esattamente come venti secoli
fa e non è meno vicino dell'ora del suo ritorno.

Fa', Signore, che un uomo sia santo e grande
e donagli una notte profonda, infinita,
nella quale andrà più lontano di quanto non si sia mai stati;
donagli una notte nella quale tutto si schiuda,
e che questa notte sia odorosa come i glicini,
e leggera come il soffio dei venti,
e gioiosa come Lui.
Dona all'uomo una notte che permetta
di ricevere ciò che mai ancora
ha raggiunto profondità umane;
dona una notte nella quale tutto fiorisca
e rendilo odoroso più del lillà,
cullante più del volo dei tuoi venti,
più gioiosa di Lui.
Dona a quest'uomo una lunga maturazione,
fallo crescere in abiti sempre più ampi
e donagli la solitudine di una stella
perché nessun sguardo stupito lo oltraggi
quando i suoi tratti, fondendosi, muteranno.
Confortalo con puro alimento,
non rugiada, non con carne uccisa,
con questa vita che, leggera come una preghiera
e calda come un respiro, sale dai campi.
Fa ` che ritrovi la sua infanzia,
l'inconscio e le meraviglie
e i racconti carichi di ricchezze oscure
dei primi anni quando i pensieri si vegliano.
Chiedigli allora di attendere l'ora
in cui egli partorirà la Morte, la sovrana:
solitarie e mormoranti come un parco,
come qualcuno che è maturato lontano.

mercoledì 20 novembre 2019

regalità di Cristo









Il pentito parla del regno. Ma che cosa vedi che assomigli a un re-
gno? Tu vedi solo la croce e i chiodi. Ma è proprio la stessa croce
ad essere segno del regno. Se chiamo re il Cristo, è proprio perché
lo vedo crocifisso; è dovere di un re morire per il suo popolo. Lo ha
detto lui stesso: «Il buon pastore dà la vita per le sue pecore». Il Cri-
sto ha dato la sua vita, ecco perché io lo chiamo re: «Ricordati di
me, Signore, nel tuo regno››. Vedi l'ardire del ladrone. Crocifisso,
non dimentica il suo mestiere e ruba, con la sua confessione, il re-
gno dei cieli. Per quanto mi riguarda, non solo lo ammiro, ma in-
vidio la sua sorte. «0ggi, tu sarai con me in paradiso». Quale ono-
re, quale grandezza della filantropia divina! Come ammiriamo il
medico che guarisce un uomo da una malattia apparentemente in-
curabile, così, fratelli, ammirate il Cristo, la cui potenza ha libe-
rato le anime da malattie mortali e reso degni del paradiso mal-
fattori che erano caduti in una perversità senza fondo.

Se Gesù, cedendo al fascino messianico, avesse trasformato mate-
rialmente il mondo in un paradiso, avrebbe avuto dei sudditi per
celebrare l'abbondanza, ma non avrebbe avuto dei discepoli per en-
trare nella sua esperienza e fare loro la sua passione di Dio. Gesù
è re perché vi sono dei discepoli che giocano liberamente la loro vi-
ta su questa passione. Pur non potendo provarlo con argomenta-
zioni scientifiche, questi discepoli sanno che la gioia che scaturisce
da questa passione, da quest'amore, da questa libertà, da questa
gratuità, è indispensabile alla riuscita delle ambizioni politiche ed
è fondamentale allo stesso modo del cambiamento delle strutture e
della pianificazione. Gesù non si limita a proporre un'utopia, a for-
mulare una speranza, converte il cuore.
(regalità di Cristo)

Durante la tua breve vita, forse venti o trent'anni,
chi ti ha amato?
Al fondo di te stesso
tu eri un uomo retto.
Le tue sole parole che ci siano giunte
hanno un suono limpido.



Ti sei rivoltato.
Hai assestato colpi duri... 
forse per la giustizia.
Hai avuto tutti contro.
Sei morto.
Sei morto. Ma non da solo.
Un altro era lì, in croce, come te.
Non ti ha giudicato, ti ha amato.
Ti ha riconciliato con te stesso.
Con il tuo Dio.
Con la vita.
Con noi tutti.
Eri un ladro, certo.
Un buon Ladro.

lunedì 11 novembre 2019

al tuo passaggio





Veglierai stasera al canto del lucernario?
Veglierai nella speranza? Domani farà nuovo.
Sentinella sul bastione, indicherai l'istante
in cui sorgerà il Signore dei nostri tempi?
Fin d'ora so che viene, che si awicina.
Già ne me awerte come un bisbiglio
ai bordi del suo passaggio il tenero inchino delle cose
più imperioso nella sua designazione
dell'alto volo di una pattuglia in ricognizione.
Eccolo! Eccolo!
Mi libererà dalla clessidra d'angoscia.
Prenderà in mano le redini e la stafietta
che io abbandonerò.
Salve, 0 Giorno nascosto nelle mani della notte.


Se fosse venuto - forse verrà
Avrà vissuto mille anni presso i morti
nulla saprà del gusto dell'aurora
né del fuoco vivente delle mosche nell'erba.
Se venisse domani nella casa blu
la vergine d'ardesia socchiudendo le mani
accoglierebbe questo amico delle strade
che da mille anni mi annuncia agli antenati.
Nulla saprei delle sue origini
ignoro il suo nome, il lampo del suoi occhi
se venisse domani sarei troppo vecchio
per fendere il cielo del suo mantello?
Amerei la sua voce d'aurora e d'argilla.
Ripeterei: Se fosse venuto
nella casa blu dove il sogno è nudo
la mia morte sarebbe come una giovane donna.

lunedì 4 novembre 2019

la vita è cambiata






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima.