mercoledì 11 dicembre 2019

la santità




È quindi evidente: la santità non consiste nell'andare di qua o di
là, fuori del proprio stato o della propria condizione. Essa consiste
nel fare bene ciò che si deve fare: lavoro, probità, giustizia, coscien-
za professionale. Giovanni Battista è in perfetta sintonia con i gran-
di profeti, i quali hanno proclamato, senza eccezione, le esigenze
fondamentali della moralità. La moralità in seno all'alleanza. La
moralità come clausola dell'alleanza, come condizione per restare
nell'alleanza con Dio.

martedì 3 dicembre 2019

i suoi occhi






Poiché ella era nata senza peccato, quale sorprendente solitudine!
Una sorgente così pura, così limpida, così limpida e pura, che non
poteva neppure vedersi riflessa la sua propria immagine, fatta uni-
camente per la gioia del Padre - o santa solitudine! Gli antichi de-
moni, familiari dell'uomo, padroni e servi al tempo stesso, i terri-
bili patriarchi che hanno guidato i primi passi di Adamo sulla so-
glia del mondo maledetto, l'Astuzia e l”Orgoglio, tu li vedi guarda-
re da lontano questa creatura miracolosa posta al di fuori della lo-
ro presa, invulnerabile e disarmata. Certo, il nostro povero spazio
non vale molto, ma l'infanzia commuove sempre le sue viscere, l'i-
gnoranza dei piccoli le fa abbassare gli occhi - i suoi occhi che co-
noscono il bene e il male, i suoi occhi che hanno visto tante cose!
Ma non è che l'ignoranza dopo tutto. La Vergine era l'Innocenza.

L'ala di un angelo invita
ai bordi del cielo il vento;
nella sua carezza abita
l'ombra del Dio vivente.
Un germe mette radice
nel nuovo giardino;
un fiore senza spine
ne scaturirà domani.
La carne immacolata
sottrae alla nostra notte
una fiamma stellata
dei sette doni dello Spirito.
Un soffio bruciante passa
sui campi dell'oblio
e subito tutto lo spazio
della tenerezza ha fremuto.

Umile serva del Signore,
amore risvegliato dalla grazia
Dio ti sceglie.
Beata, tu accogli il messaggio
del Signore della vita.
Terra feconda al vento di Dio,
la tua argilla nutre il seme
Dio ti benedice.
Il Verbo può germogliare nel tuo silenzio,
tu porti Gesù Cristo.
Gioia della Chiesa lungo il
tempo,
tu porti la speranza del Regno:
Cristo è vivente!
Rischiara il nostro cammino fino all'alba,
Stella dell'Avvento.

martedì 26 novembre 2019

il ritorno








Pur essendovi un certo lasso di tempo ƒra la prima e la seconda ve-
nuta di Cristo, ormai il tempo non conta più. A dir vero, attual-
mente esso non va più verso la fine; la affianca continuamente. Cri-
sto lo ripete: egli è vicino oggi esattamente come venti secoli
fa e non è meno vicino dell'ora del suo ritorno.

Fa', Signore, che un uomo sia santo e grande
e donagli una notte profonda, infinita,
nella quale andrà più lontano di quanto non si sia mai stati;
donagli una notte nella quale tutto si schiuda,
e che questa notte sia odorosa come i glicini,
e leggera come il soffio dei venti,
e gioiosa come Lui.
Dona all'uomo una notte che permetta
di ricevere ciò che mai ancora
ha raggiunto profondità umane;
dona una notte nella quale tutto fiorisca
e rendilo odoroso più del lillà,
cullante più del volo dei tuoi venti,
più gioiosa di Lui.
Dona a quest'uomo una lunga maturazione,
fallo crescere in abiti sempre più ampi
e donagli la solitudine di una stella
perché nessun sguardo stupito lo oltraggi
quando i suoi tratti, fondendosi, muteranno.
Confortalo con puro alimento,
non rugiada, non con carne uccisa,
con questa vita che, leggera come una preghiera
e calda come un respiro, sale dai campi.
Fa ` che ritrovi la sua infanzia,
l'inconscio e le meraviglie
e i racconti carichi di ricchezze oscure
dei primi anni quando i pensieri si vegliano.
Chiedigli allora di attendere l'ora
in cui egli partorirà la Morte, la sovrana:
solitarie e mormoranti come un parco,
come qualcuno che è maturato lontano.

mercoledì 20 novembre 2019

regalità di Cristo









Il pentito parla del regno. Ma che cosa vedi che assomigli a un re-
gno? Tu vedi solo la croce e i chiodi. Ma è proprio la stessa croce
ad essere segno del regno. Se chiamo re il Cristo, è proprio perché
lo vedo crocifisso; è dovere di un re morire per il suo popolo. Lo ha
detto lui stesso: «Il buon pastore dà la vita per le sue pecore». Il Cri-
sto ha dato la sua vita, ecco perché io lo chiamo re: «Ricordati di
me, Signore, nel tuo regno››. Vedi l'ardire del ladrone. Crocifisso,
non dimentica il suo mestiere e ruba, con la sua confessione, il re-
gno dei cieli. Per quanto mi riguarda, non solo lo ammiro, ma in-
vidio la sua sorte. «0ggi, tu sarai con me in paradiso». Quale ono-
re, quale grandezza della filantropia divina! Come ammiriamo il
medico che guarisce un uomo da una malattia apparentemente in-
curabile, così, fratelli, ammirate il Cristo, la cui potenza ha libe-
rato le anime da malattie mortali e reso degni del paradiso mal-
fattori che erano caduti in una perversità senza fondo.

Se Gesù, cedendo al fascino messianico, avesse trasformato mate-
rialmente il mondo in un paradiso, avrebbe avuto dei sudditi per
celebrare l'abbondanza, ma non avrebbe avuto dei discepoli per en-
trare nella sua esperienza e fare loro la sua passione di Dio. Gesù
è re perché vi sono dei discepoli che giocano liberamente la loro vi-
ta su questa passione. Pur non potendo provarlo con argomenta-
zioni scientifiche, questi discepoli sanno che la gioia che scaturisce
da questa passione, da quest'amore, da questa libertà, da questa
gratuità, è indispensabile alla riuscita delle ambizioni politiche ed
è fondamentale allo stesso modo del cambiamento delle strutture e
della pianificazione. Gesù non si limita a proporre un'utopia, a for-
mulare una speranza, converte il cuore.
(regalità di Cristo)

Durante la tua breve vita, forse venti o trent'anni,
chi ti ha amato?
Al fondo di te stesso
tu eri un uomo retto.
Le tue sole parole che ci siano giunte
hanno un suono limpido.



Ti sei rivoltato.
Hai assestato colpi duri... 
forse per la giustizia.
Hai avuto tutti contro.
Sei morto.
Sei morto. Ma non da solo.
Un altro era lì, in croce, come te.
Non ti ha giudicato, ti ha amato.
Ti ha riconciliato con te stesso.
Con il tuo Dio.
Con la vita.
Con noi tutti.
Eri un ladro, certo.
Un buon Ladro.

lunedì 11 novembre 2019

al tuo passaggio





Veglierai stasera al canto del lucernario?
Veglierai nella speranza? Domani farà nuovo.
Sentinella sul bastione, indicherai l'istante
in cui sorgerà il Signore dei nostri tempi?
Fin d'ora so che viene, che si awicina.
Già ne me awerte come un bisbiglio
ai bordi del suo passaggio il tenero inchino delle cose
più imperioso nella sua designazione
dell'alto volo di una pattuglia in ricognizione.
Eccolo! Eccolo!
Mi libererà dalla clessidra d'angoscia.
Prenderà in mano le redini e la stafietta
che io abbandonerò.
Salve, 0 Giorno nascosto nelle mani della notte.


Se fosse venuto - forse verrà
Avrà vissuto mille anni presso i morti
nulla saprà del gusto dell'aurora
né del fuoco vivente delle mosche nell'erba.
Se venisse domani nella casa blu
la vergine d'ardesia socchiudendo le mani
accoglierebbe questo amico delle strade
che da mille anni mi annuncia agli antenati.
Nulla saprei delle sue origini
ignoro il suo nome, il lampo del suoi occhi
se venisse domani sarei troppo vecchio
per fendere il cielo del suo mantello?
Amerei la sua voce d'aurora e d'argilla.
Ripeterei: Se fosse venuto
nella casa blu dove il sogno è nudo
la mia morte sarebbe come una giovane donna.

lunedì 4 novembre 2019

la vita è cambiata






Io credo in Dio?
La vita è cambiata, non è tolta. Non basta dire che è ristabilita in
ciò che vi è in essa di più caratteristico ed essenziale. Avete notato
che vi sono nella vita delle persone che amiamo nei momenti in cui
troviamo che esse sono maggiormente se stesse, nei momenti nei
quali danno il meglio di ciò che vi è in esse: e sono quei momenti
che noi amiamo ricordare. Sono i momenti in cui sono maggiormente
figli di Dio, in cui realizzano maggiormente l'idea che il 
Padre celeste aveva in mente quando li chiamò all'esistenza. Ebbene,
si può pensare che la vita futura, che nostro Signore descrive come
un'illuminazione, sarà quella di una persona completamente 
illuminata dalla sua anima. 

martedì 17 settembre 2019

tu costruisci





Folle tu che acquisti oro
e vendi uomo
tu che assoldi corrompi
divori
tu compri vento
Folle tu che ammassi oro
riempi i forzieri
delle banche dei palazzi
delle tombe
tu ammassi vento
Folle tu che costruisci sul tuo oro
fortezze
castelli
un comfort di cemento
tu costruisci sul vento
Folle tu che sei sicuro del tuo oro
dei suoi fuochi
del suo teatro
della sua festa magica
tu ti affìdi al vento
Folle tu che ti sottometti all'oro
alla sua figlia la guerra
alla sua vergogna il sangue
al lusso
tu ti asservisci al vento
Folle tu che sposi il tuo oro
e sposi la morte
l”inferno il nulla
l'ombra
tu sposi il vento.




martedì 27 agosto 2019

soltanto degli umili





È bene avere il cuore in alto, però non a se stesso che è proprio del-
la superbia, ma al Signore che è proprio dell'obbedienza, la quale
può essere soltanto degli umili. V'è dunque in modo meraviglioso
un effetto dell'umiltà che è levare il cuore in alto e un effetto della
superbia che è deprimerlo al basso. Sembra quasi una contraddi-
zione che la superbia sia in basso e l'umiltà più in alto, e nessuno
è più in alto di Dio, e quindi l'umiltà che rende sottomessi a Dio
eleva. La superbia invece, poiché consiste nel pervertimento, per il
fatto stesso rifiuta la sottomissione e decade dall,Essere che è più
in alto e sarà quindi nel grado più basso.
(Agostino, La città di Dio, XIV, 13)

martedì 11 giugno 2019

ricorda



Ricordate
Il re Nabucodonosor disse a Daniele: «Certo, il vostro Dio è il Dio
degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai
potuto svelare questo mistero» (Dn 2,47).
Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha
mandato›› (Gv 7,16).
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché ri-
manga con voi per sempre (Gv 14,16).
Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E
se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se
veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria (Rm 8,16-17).
E' per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è di-
ventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione
(1 Cor 1,30).
La perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel' quale so-
no nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2-3).
Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della
creazione di Dio (Ap 3,14).
Signore Dio nostro, noi crediamo in te, Padre, Figlio e Spirito San-
to. Infatti, la Verità non avrebbe detto: «Andate, battezzate tutte le
nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo›› se tu
non fossi Trinità. E non avresti comandato, Signore Dio nostro, che
noi fossimo battezzati nel nome di chi non fosse il Signore nostro
Dio... Orientando i miei sforzi in base a questa regola della fede,
per quanto ho potuto, per quanto mi hai concesso di poterlo, io ti
ho cercato, ho desiderato vedere con l'intelligenza ciò che credevo,
ho molto studiato e molto penato. Signore Dio mio, mia unica spe-
ranza, esaudiscimi, perché per stanchezza io non rinunci a cercar-
ti, ma fa' che cerchi sempre ardentemente il tuo volto. Donami la
forza di cercarti, Tu che mi hai concesso di trovarti e che mi hai da-
to la speranza di trovarti sempre più.

In principio era il Caos, «la terra informe e vuota››
(chi aveva creato il Caos ?)
«E lo Spirito di Dio si muoveva sull'abisso››.
Dio si muoveva:
Dio danzava.
In principio fu questa gioia di Dio, questo Amore, questa Danza,
questo Ritmo.
E questo Ritmo era così forte che il Caos si scosse,
l'informe cercò forma, anche gli atomi cominciarono a danzare.
Entrate nella Danza.
Vedete come si danza
e, secondo l'impulso di Dio, obbedendo all'ordine ardente della sua
musica,
essi si sono disposti, riuniti, ordinati, armonizzati,
hanno costruito figure, forme, esseri;
sono diventati luce, astri, terre, animali, uomo...
Così Dio creò il cielo e la terra.
Dio danza,
e sempre si perpetua, si propaga, si dispiega
il grande Ritmo dell'inizio
che ordina, compone e si chiama
Vita eterna.

















lunedì 3 giugno 2019

incantesimo del tempo



(Incantesimo del tempo)
Dall'inizio alla fine la vita cristiana è sotto il segno del miste-
ro pasquale. ll battezzato diventa un uomo nuovo creato ad
immagine del Cristo risorto, un figlio del Padre, segnato con
il sigillo dello Spirito. I sacramenti che ne punteggiano l”esi-
stenza sono altrettanti rinnovamenti e altrettante conferme
di questa grazia iniziale, soprattutto l'eucaristia, memoriale
della Pasqua del Signore, comunione al corpo e al sangue del
risorto. La morte, infine, è passaggio, pasqua, dalla morte al-
la vita: le esequie cristiane ne sono la celebrazione.
Ma quest'impronta pasquale non è solo di ordine sacramen-
tale. La fede nella risurrezione del Cristo segna tutta la vita,
le conferisce il suo senso, giustifica i suoi orientamenti con-
creti. «Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede... Se ab-
biamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo
da compiangere più di tutti gli uomini», scrive Paolo ai cri-
stiani di Corinto (1 Cor 15,17.19). «Si, è così», anche se biso-
gna riconoscere che la fede pasquale, spesso messa a dura
prova, è non di rado esitante e minacciata addirittura di nau-
fragio. ll tempo pasquale ci è dato per ravvivarla alle sorgen-
ti della predicazione e delle catechesi apostoliche.
D'altra parte, durante questo periodo dell'anno liturgico, la let-
tura di ampi brani degli Atti degli apostoli pone in contatto con
la Chiesa che cominciò a costituirsi all'indomani della risurre-
zione di Cristo e dell'invio dello Spirito. Non si tratta dell'evo-
cazione di inizi idilliaci idealizzati. ll fervore, la generosità, l'au-
dacia missionaria delle prime Chiese resta e resterà un punto
di riferimento indispensabile per le comunità cristiane presenti
e future. ll tempo non deve essere per esse motivo di invec-
chiamento, di ripiegamento su se stesse. Le situazioni cam-
biano e cambiano anche i problemi da affrontare. Ma la forza
della risurrezione e dello Spirito resta per sempre. 




O tu colomba, o bianca seta,

prima alba e prima bellezza
la tua ala ravviva un fuoco di gioia
nel quale la tua venuta ci ha immersi.

mercoledì 22 maggio 2019

ricorda



ricordati

Uno dei malfattori appesi alla croce disse: «Gesù, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno››. Gli rispose: «In verità ti dico, oggi
sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42-43).
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran 
voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito››. Detto 
questo spirò (Lc 23,45-46).
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in 
Cristo Gesù (Ef 2,6).


Dopo averli così a lungo ammaestrati, dopo quaranta giorni, 

finalmente, egli si è innalzato al disopra delle turbolenze di questo
mondo. È salito oltre la pesantezza del peccato, della tristezza, del
rimorso che grava sul mondo. E' entrato nel luogo della pace e 
della gioia, nella pura luce, nella dimora degli angeli, nei palazzi 
dell'Altissimo, dove risuonano continuamente i canti degli spiriti 
beati e le lodi dei serafini. Egli è entrato lassù, dando ai suoi fratelli
la possibilità di raggiungerlo nel tempo stabilito, alla luce del suo
esempio e con la grazia del suo Spirito.

Al compimento dei quaranta giorni,

dopo la Risurrezione della Santa Pasqua,
tu hai fatto salire sul Monte degli ulivi
il gruppo che tu hai scelto: gli undici.
E la promessa del Padre, lo Spirito,
tu promettevi di accordarla a loro,
e, benedicendoli, Signore,
sei asceso al Padre nel cielo.
E la nostra natura umana,
che il Maligno aveva resa infernale,
tu l'hai elevata al di sopra
della natura degli esseri di fuoco.
Ti sei assiso alla destra di Colui che ti ha generato,
conformemente al profeta che l'aveva predetto;
sei stato adorato dagli eserciti degli angeli
con il Padre e con lo Spirito.
E io che sono inerte per il bene,
conducimi con te in cielo;
le mie membra putrefatte, terrestri,
ricongiungile di nuovo al tuo Capo.
Pur essendo l'ultimo in tutto,
come la pianta dei piedi,
tuttavia fra le sante membra
ch'io sia contato con la moltitudine!
(Gesù Figlio unigenito del Padre)